OMBRE COME COSA SALDA Il Purgatorio letto dai poeti. Canti I-IX.

 

2009, pp.112, € 16,00

Scabia, Simone, Gatto, Alleva, Di Monte, Santi, Ielmini, Ferraresso, Draghi

a cura di Marco Munaro

 

 

 

 

 

Cicerone sottolinea che “i pittori vedono nelle ombre e nelle sporgenze molto più di quanto vediamo noi”.

Ernst H. Gombrich, Ombre

Dopo l’esperienza corsa affidando a poeti contemporanei la lettura, canto per canto, dell’Inferno, è l’ora di avventurarsi su per la montagna dell’Antipurgatorio insieme ai poeti Giuliano Scabia, Umberto Simone, Sebastiano Gatto, Antonio Alleva, Nelvia Di Monte, Flavio Santi, Riccardo Ielmini, Fernanda Ferraresso e Gianfranco Draghi. Ciascuno di loro è – per quanto ne scrive la loro stessa poesia – parte in causa. Li ringraziamo per aver accettato il rischio di mettersi in gioco e di averlo fatto nella coscienza di una lingua nostra fino all’inconsapevolezza. Come al solito ogni commento è preceduto da una poesia che, con altre, mi ha rivelato il poeta che più mi sembrava adatto, come se già Dante lo avesse pensato. Il paziente lettore scoprirà più avanti, di volta in volta, perché.

La parola dantesca prende qualcosa di noi e anche quando indugia prorompe e non si arresta, “trattando l’ombre come cosa salda”. Ombre come cosa salda: non sono forse, da sempre, i poeti? Lo impariamo anche grazie ai giovani artisti e ai maestri chiamati ad immaginare le mirabili visioni di Dante “sui sentieri di capra dell’Appennino”.

Dalla premessa di Marco Munaro

 

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