Aurelio Arturo – Casa al sud

 

2009, pp. 160, € 18,00

Prefazione di Fernando Herrera Gómez

Postfazione di Martha Canfield

Traduzione e cura di Stefano Strazzabosco

Testo spagnolo a fronte

 

 

SICCITÀ

Perchè la sete aveva ferito ogni cosa,
ogni essere, ogni terra d’uomini…
E non sarebbe tornata la pioggia.

E moriva il paese nel silenzio di bronzo.
I magri cani allungavano le lingue fino alle galassie.
E solo in segreto sanno parlare i boschi?

E la sete insegnava parole procaci,
ed era un ricordo di linfe e di frutti,
era un giglio aperto in tutto il cielo.

E disse l’uomo: qui accanto al mio letto
cani di sete e fuoco mi saltano alla gola…
ma più in là delle lontananze
sento venire la pioggia danzando esultante
con violette e rose,
la sento venire a distanza di anni,
i suoi piedi minuti, leggeri e salterini.

Se piovesse in paese,
sulle valli che sbadigliano secche,
se piovesse sui muschi
del monte,
sulla notte di rocce gialle.

Un sottile ago c’era,
perduto,
nella profusa ombra,
un aghetto d’acqua.
E la giovane madre ramata,
curva e nuda come una foglia di banano,
attaccato al suo seno
ha un figlio d’argilla,
in altri giorni i cieli timidi scendevano
a beccare i chicchi nel suo palmo di creta.

Dov’è l’acqua nuda,
l’acqua che brilla e canta?

L’acqua è nella notte come una luna opaca.

E quella parola umida che suona lontano sui monti.

Quel fresco tamburo non si sa dove.

(1970)

 

Video di Nicola Licciardello dalla rassegna “Verso il solstizio d’estate 2009″ ad Arquà Polesine. Lettura di Stefano Strazzabosco

 

AURELIO ARTURO nasce a La Union, nel sud della Colombia, il 22 febbraio 1906. Il padre, maestro di scuola, e la madre, appartenente a una famiglia di proprietari terrieri, lo crescono in una grande casa insieme agli altri sette figli, uno dei quali muore nel 1911 all’età di due anni (è l’Esteban della Canzone di ieri). Il piccolo Aurelio viene affidato alle cura di una nutrice nera, che gli racconta favole e leggende. Nel 1925, morta la madre per una febbre tifoidea, Arturo si trasferisce a Bogotà, dove studia Giurisprudenza e inizia a pubblicare in rivista le sue prime poesie, alcune delle quali di chiara ispirazione socialista. Nel 1941 si sposa con Maria Esther Lucio, dalla quale avrà quattro figli. Nel frattempo, ormai magistrato, impara l’italiano (più tardi lo insegnerà, e leggerà entusiasta la Commedia dantesca in originale) e perfeziona la conoscenza del francese e dell’inglese, ma continua anche a coltivare i suoi interessi letterari impartendo corsi, curando programmi radiofonici, traducendo dall’inglese, scrivendo poesie, recensioni, note. Nel 1963 esce il suo unico libro, Morada al sur (Casa al sud), che vince il Premio Nazionale di Poesia. Undici anni dopo, nel 1974, Aurelio Arturo muore a Bogotà, Colombia, per la rottura di un aneurisma.


I commenti sono chiusi.