3. IN UN GORGO DI FEDELTA’ Dialoghi con venti poeti italiani, a cura di Maurizio Casagrande, fotografie di Arcangelo Piai

 

2006, pp.312, € 29, 50

Dialogo con venti poeti italiani

a cura di Maurizio Casagrande

fotografie di Arcangelo Piai

 

 

 

In uno dei suoi affondi critici, intitolato Antipoesia dell’ego, Guido Ceronetti sostiene che i poeti non valgano più niente, essendo ormai “quel che c’è di più brancicante nel vuoto creato dalla tecnica e dalla distruzione di vita che ha operato alla superfice della terra”; non avendo i loro versi “fondamento nell’essere”. Ci vorrebbe – dice – “qualcuno che interpretasse le pene di tutti”, se non ne fosse impedito da un bavaglio occulto insormontabile. Di poeti comunque, ce ne sarebbe un “numero insensato”. Se ciò può costituire un antidoto allo scrivere, e quindi al leggere versi, ancor più vane e oziose possono apparire le opinioni di chi invece se ne occupa di proposito. Incomincio a sfogliare In un gorgo di fedeltà cercando di tenere a bada il subdolo effetto di tanta ammonizione ma anche di ottenere qualche conforto dal curatore. Così parto dalla postfazione, dove egli, dopo aver concluso le interviste ai poeti (alcune molto lunghe) si sottopone a sua volta a una fila di domande.
Qui sembra rivendicare una sostanziale neutralità: afferma di aver incalzato i poeti con la tenacia della pianta spaccasassi da una posizione marginale; di averli provocati sui diversi livelli e aspetti del loro agire per trarli allo scoperto. Anche il sommario bilancio del proprio lavoro si mantiene su osservazioni oggettive, mentre si apre con sincerità alle concomitanze umane e personali.
Riprendo, dunque, dalla prima intervista e non tardo a verificare l’articolazione delle domande, la cui lunghezza supera non di rado quella delle risposte per l’abbondanza ei riferimenti, la cura dei dettagli, la tendenza alla completezza. Ma rilevo soprattutto le frequenti citazioni dei testi, che finiscono per attrarre nell’intimo del corpo poetico. In tal modo il discorso acquista un ritmo e un respiro di continua adesione proprio alla materia “contestata”. Ormai si muove ineluttabilmente verso quell’affollato gorgo di fedeltà in cui anche ogni obiezione deve arrendersi alla pietas del particolare.
A questo punto è proprio la sensazione di un procedere sulla poesia, dentro la poesia, con questo passo, a farmi prendere in considerazione la struttura del libro come evidenza che sfugge al primo sguardo: non una collezione di venti interviste ma una partitura in venti canti. Ciascuno dei quali, primi di aprirsi alla parola, sosta su un’immagine fotografata di luogo. So che questa è distillata da una lunga serie tesa, forse, tra la poesia del luogo e il luogo della poesia, per ricavarne qualcosa che dia la misura: della fissità come del mutamento, dello spazio-tempo che incombe sul discorrere mentre tutti i suoi piani si offrono all’invasione dei pensieri, delle convinzioni, delle prospezioni, dei sentimenti…
(Dalla prefazione di Luigi Bressan)

 

Venti dialoghi in forma di intervista con i seguenti poeti:

Sebastiano Aglieco
Luciano Caniato
Pierluigi Cappello
Luciano Cecchinel
Tiziana Cera Rosco
Azzurra D’Agostino
Nelvia Di Monte
Pasquale Di Palmo
Anna Maria Farabbi
Alessandro Fo
Mariangela Gualtieri
Gianfranco Maretti Tregiardini
Tino Minetto
Marco Molinari
Marco Munaro
Gianni Priano
Ida Vallerugo
Gian Mario Villalta
Edoardo Zuccato

 

MAURIZIO CASAGRANDE (Padova 1961) insegna lettere presso un istituto superiore. Dopo la laurea in filosofia ha maturato interesse per la letteratura e la poesia occupandosi, in sede critica, di poeti e scrittori contemporanei. Collabora ad alcune riviste quali “Atelier”, “La Battana”, “Tratti”, “La Clessidra”

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