1. IL CANTO DEI CAMPI. GEORGICHE LIBRO PRIMO DI VIRGILIO, traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini, disegni di Vittorio Bustaffa, 2006

 

2006, pp.108, € 15,00

Nella traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini, un testo classico; di più, un testo amato.

Testo latino a fronte

Disegni di Vittorio Bustaffa

Questo libro inaugura la nuova collana di classici Gli alberi capovolti

 

 

 

Stanno nelle loro case le lingue della poesia, o se volete, le poesie della lingua. Aperte e ariose e accoglienti oltre ogni immaginazione, talvolta accade agli uomini di non riconoscerle o di entrare, per avventura, soltanto in quelle che presentano, ai loro occhi velati, aperte le soglie. Ma le lingue della poesia anelano d’uscire e d’incontrarsi dentro altre case e, in quelle, d’incontrare altri uomini e donar loro il Bene che hanno in serbo fin dall’origine. Così sono nati i poeti della traduzione. Immaginate a quale sforzo deve sottoporre ad ogni sua fibra il poeta/traduttore per domare con lentezza e perizia il rigoglio differente di tutti quei suoni brillanti e tinnenti e sguscianti nell’aria, usciti dalla loro casa in preda all’entusiasmo dell’incontro. Così è per questo Virgilio dell’amico Gianfranco: còlto con paziente soavità nella sua antica casa, il volume sacro e tremendo del canto dei campi e degli dei viene condotto, non senza balzare acrobatico di suoni e fughe e tocchi e ritorni, nella sua nuova dimora ove la poesia italiana del traduttore prepara le cellette alle api/sillabe dell’originale. E per dire dell’attualità e dell’imponente valore culturale di un simile impegno, userò le parole che un grande tedesco rivolse un giorno alla Filologia: «Filologia infatti è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, tirarsi da parte, lasciare tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un’arte e una perizia di orafi della parola. Ma proprio per questo fatto, essa è oggi più necessaria che mai… nel cuore di un’epoca del ‘lavoro’, intendo dire della fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuol sbrigare immediatamente ogni cosa, anche ogni libro antico e nuovo!»

Walter Loddi

Fui preso d’amore, molti anni fa, venendo a conoscere l’arte compositiva dell’invito alle divinità nel primo libro (5/42), invito modulato con indugi e trapassi tonali e ritorni che lo propongono, in successione, solenne, festoso, solenne, malinconico, ieratico, stordente: l’io poetante si frange in un numero sempre più alto di chiamanti. Iniziai l’ingresso nella scrittura georgica, come traduttore segreto: il testo e io, soli, nella solitudine agreste d’un luogo chiamato Tregiardini. Leggevo, recitavo a me, ripensavo poche linee per ascoltare il testo e ascoltarmi nel testo.

G.M.T.


 

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